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Alberto Moravia. Non so perché non ho fatto il pittore

Alberto Moravia. Non so perché non ho fatto il pittore

GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea

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Alberto Moravia. Non so perché non ho fatto il pittore

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Alberto Moravia. Non so perché non ho fatto il pittore
EVENTO TERMINATO
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La GAM di Torino dedica ad Alberto Moravia una mostra a cura di Luca Beatrice ed Elena Loewenthal nel contesto del progetto “Nato per narrare. Riscoprire Alberto Moravia” che la Fondazione Circolo dei lettori ha ideato e realizzato con la GAM e il Museo Nazionale del Cinema in collaborazione con l’Associazione Fondo Alberto Moravia, Bompiani editore e le Gallerie d’Italia.

La figura di Moravia, grande protagonista della vita artistica e intellettuale per larga parte del Novecento, si presta a una varietà di suggestioni che sono al cuore di una rassegna di ampio respiro: pittura, cinema, fotografia e naturalmente letteratura.

Tra i molti campi di interesse che oltrepassano la letteratura, quello delle arti visive rappresenta ben più di una passione per Alberto Moravia. I primi scritti d’arte datano 1934 per arrivare al 1990, anno della sua morte. Pubblica su riviste e giornali, tra cui la torinese Gazzetta del Popolo e il Corriere della Sera, e redige testi in catalogo e prefazioni per diversi artisti. Questo interesse gli deriva in parte dall’educazione familiare. Il padre era appassionato di pittura, la sorella Adriana Pincherle, formatasi insieme a Mafai e Scipione, sarà artista di una certa levatura nell’ambiente romano. Fin dagli anni ’30, ma in particolare nel dopoguerra, artisti, scrittori, intellettuali, frequentano lo stesso ambiente e gli stessi luoghi, gli scambi sono all’ordine del giorno. In diversi romanzi l’arte compare tra le maglie delle vicende e in alcuni personaggi, come il pittore fallito Dino e il suo alter ego Balestrieri, modesto e datato, ne La Noia (1960).

Nel 2017 la casa editrice Bompiani ha raccolto, in un prezioso volume, gran parte degli scritti sull’arte di Alberto Moravia, in cui la pittura la fa da protagonista. Dagli anni ’30 ai ’50 Moravia segue Enrico Paulucci e Carlo Levi nel periodo dei Sei, inizia il lungo sodalizio con Renato Guttuso che durerà tutta la vita, osserva con attenzione la situazione romana, da Giuseppe Capogrossi a Mario Mafai. Nella stagione successiva, nella Roma degli anni ’60, capitale dell’arte internazionale, scrive ripetutamente di Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Titina Maselli e della fotografa Elisabetta Catalano cui si deve uno dei ritratti più intensi. Ama anche Antonio Recalcati, Piero Guccione e Fabrizio Clerici.

La mostra nello spazio Wunderkammer si propone come un’ideale collezione degli artisti che lo scrittore stimava e ai quali ha dedicato la propria penna e presenta circa 30 opere provenienti dalla Casa Museo Alberto Moravia di Roma oltre che da raccolte private e da un cospicuo nucleo di dipinti e disegni conservati alla GAM. Ne emerge un interessante ritratto dell’arte italiana attraverso la letteratura, non sempre in linea con le tendenze dominanti o le mode. Le opere scelte per l’esposizione sono infatti affiancate da frammenti di testi tratti perlopiù dal volume di Alberto Moravia Non so perché non ho fatto il pittore a cura di Alessandra Grandelis, Milano, Bompiani, 2017 da cui la mostra prende il titolo e che evocano il rapporto di stima e molto spesso di amicizia con gli autori delle opere presentate.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale che raccoglie le immagini delle opere in mostra e i saggi dei curatori.

Gli artisti in mostra: Gisberto Ceracchini, Carlo Levi, Enrico Paulucci, Giacomo Manzù, Renato Guttuso, Giuseppe Capogrossi, Mario Mafai, Renato Birolli, Onofrio Martinelli, Fabrizio Clerici, Leonor Fini, Alberto Ziveri, Mino Maccari, Mario Lattes, Antonio Recalcati, Adriana Pincherle, Sergio Vacchi, Piero Guccione, Giosetta Fioroni, Carlo Guarienti, Titina Maselli, Mario Schifano, Elisabetta Catalano.

Alberto Moravia non è uno scrittore attuale, nel senso che non fa adagiare sulle comodità di una pura sovrapposizione di tempi e condizioni politiche, sociali, culturali. Tutta la sua opera esige una sorta di “destabilizzazione” emotiva e mentale, un esercizio di confronto, nel tempo e nello spazio. È anzi uno scrittore “scomodo”, capace come nessun altro di mettere in luce i punti oscuri dell’animo umano, quelle ambiguità che chiunque di noi fatica a riconoscere e ammettere. Nessuno può, ad esempio, sentirsi del tutto estraneo a tutto quello che è e fa il suo “conformista”. In un modo o nell’altro, tutta la sua opera pone il lettore o lo spettatore in una posizione più difficile e delicata di quanto non immaginasse prima di incontrare Moravia, la sua opera, il suo modo di guardare al mondo.

I suoi romanzi e racconti sono sempre un mondo, in realtà: Moravia osserva, anzi legge il corpo femminile come fosse un universo. E al tempo stesso lo “sente” e lo fa sentire al suo lettore, alla sua lettrice. Ha una capacità straordinaria di estrarre sensazioni dalla sfumatura di una luce dietro una tenda: le sue descrizioni di luoghi sono talvolta impressionanti, per la forza e la delicatezza che portano con sé. Ma c’è sempre nella sua scrittura una attenzione profonda al reale: è tanto visionario quanto realistico.

BIGLIETTI

L'ingresso alla mostra è incluso nel biglietto d'accesso alle collezioni permanenti.

Intero € 10

Ridotto € 8

Per le riduzioni e le gratuità, visita il sito del GAM.

ORARI

da martedì a domenica 10:00 - 18:00. 

Chiuso il lunedì.  La biglietteria chiude un’ora prima.

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La GAM di Torino dedica ad Alberto Moravia una mostra a cura di Luca Beatrice ed Elena Loewenthal nel contesto del progetto “Nato per narrare. Riscoprire Alberto Moravia” che la Fondazione Circolo dei lettori ha ideato e realizzato con la GAM e il Museo Nazionale del Cinema in collaborazione con l’Associazione Fondo Alberto Moravia, Bompiani editore e le Gallerie d’Italia.

La figura di Moravia, grande protagonista della vita artistica e intellettuale per larga parte del Novecento, si presta a una varietà di suggestioni che sono al cuore di una rassegna di ampio respiro: pittura, cinema, fotografia e naturalmente letteratura.

Tra i molti campi di interesse che oltrepassano la letteratura, quello delle arti visive rappresenta ben più di una passione per Alberto Moravia. I primi scritti d’arte datano 1934 per arrivare al 1990, anno della sua morte. Pubblica su riviste e giornali, tra cui la torinese Gazzetta del Popolo e il Corriere della Sera, e redige testi in catalogo e prefazioni per diversi artisti. Questo interesse gli deriva in parte dall’educazione familiare. Il padre era appassionato di pittura, la sorella Adriana Pincherle, formatasi insieme a Mafai e Scipione, sarà artista di una certa levatura nell’ambiente romano. Fin dagli anni ’30, ma in particolare nel dopoguerra, artisti, scrittori, intellettuali, frequentano lo stesso ambiente e gli stessi luoghi, gli scambi sono all’ordine del giorno. In diversi romanzi l’arte compare tra le maglie delle vicende e in alcuni personaggi, come il pittore fallito Dino e il suo alter ego Balestrieri, modesto e datato, ne La Noia (1960).

Nel 2017 la casa editrice Bompiani ha raccolto, in un prezioso volume, gran parte degli scritti sull’arte di Alberto Moravia, in cui la pittura la fa da protagonista. Dagli anni ’30 ai ’50 Moravia segue Enrico Paulucci e Carlo Levi nel periodo dei Sei, inizia il lungo sodalizio con Renato Guttuso che durerà tutta la vita, osserva con attenzione la situazione romana, da Giuseppe Capogrossi a Mario Mafai. Nella stagione successiva, nella Roma degli anni ’60, capitale dell’arte internazionale, scrive ripetutamente di Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Titina Maselli e della fotografa Elisabetta Catalano cui si deve uno dei ritratti più intensi. Ama anche Antonio Recalcati, Piero Guccione e Fabrizio Clerici.

La mostra nello spazio Wunderkammer si propone come un’ideale collezione degli artisti che lo scrittore stimava e ai quali ha dedicato la propria penna e presenta circa 30 opere provenienti dalla Casa Museo Alberto Moravia di Roma oltre che da raccolte private e da un cospicuo nucleo di dipinti e disegni conservati alla GAM. Ne emerge un interessante ritratto dell’arte italiana attraverso la letteratura, non sempre in linea con le tendenze dominanti o le mode. Le opere scelte per l’esposizione sono infatti affiancate da frammenti di testi tratti perlopiù dal volume di Alberto Moravia Non so perché non ho fatto il pittore a cura di Alessandra Grandelis, Milano, Bompiani, 2017 da cui la mostra prende il titolo e che evocano il rapporto di stima e molto spesso di amicizia con gli autori delle opere presentate.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale che raccoglie le immagini delle opere in mostra e i saggi dei curatori.

Gli artisti in mostra: Gisberto Ceracchini, Carlo Levi, Enrico Paulucci, Giacomo Manzù, Renato Guttuso, Giuseppe Capogrossi, Mario Mafai, Renato Birolli, Onofrio Martinelli, Fabrizio Clerici, Leonor Fini, Alberto Ziveri, Mino Maccari, Mario Lattes, Antonio Recalcati, Adriana Pincherle, Sergio Vacchi, Piero Guccione, Giosetta Fioroni, Carlo Guarienti, Titina Maselli, Mario Schifano, Elisabetta Catalano.

Alberto Moravia non è uno scrittore attuale, nel senso che non fa adagiare sulle comodità di una pura sovrapposizione di tempi e condizioni politiche, sociali, culturali. Tutta la sua opera esige una sorta di “destabilizzazione” emotiva e mentale, un esercizio di confronto, nel tempo e nello spazio. È anzi uno scrittore “scomodo”, capace come nessun altro di mettere in luce i punti oscuri dell’animo umano, quelle ambiguità che chiunque di noi fatica a riconoscere e ammettere. Nessuno può, ad esempio, sentirsi del tutto estraneo a tutto quello che è e fa il suo “conformista”. In un modo o nell’altro, tutta la sua opera pone il lettore o lo spettatore in una posizione più difficile e delicata di quanto non immaginasse prima di incontrare Moravia, la sua opera, il suo modo di guardare al mondo.

I suoi romanzi e racconti sono sempre un mondo, in realtà: Moravia osserva, anzi legge il corpo femminile come fosse un universo. E al tempo stesso lo “sente” e lo fa sentire al suo lettore, alla sua lettrice. Ha una capacità straordinaria di estrarre sensazioni dalla sfumatura di una luce dietro una tenda: le sue descrizioni di luoghi sono talvolta impressionanti, per la forza e la delicatezza che portano con sé. Ma c’è sempre nella sua scrittura una attenzione profonda al reale: è tanto visionario quanto realistico.

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L'ingresso alla mostra è incluso nel biglietto d'accesso alle collezioni permanenti.

Intero € 10

Ridotto € 8

Per le riduzioni e le gratuità, visita il sito del GAM.

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da martedì a domenica 10:00 - 18:00. 

Chiuso il lunedì.  La biglietteria chiude un’ora prima.


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